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In Italia il Natale non è un giorno. È un mese, più o meno, che si apre l’8 dicembre con l’Immacolata e si chiude il 6 gennaio con la Befana, e nel mezzo passa per i mercatini, una Vigilia di magro, un pranzo che arriva fino a sera e una serie di feste che nel resto del mondo quasi non esistono. Ecco come si svolge la stagione, e dove andare per viverla al meglio.
Quando comincia e quando finisce il Natale in Italia
La stagione si apre l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, giorno festivo in tutta Italia e giorno in cui molte famiglie fanno l’albero e preparano il presepe. Si chiude il 6 gennaio, l’Epifania, quando arriva la Befana. Lo dice il proverbio: l’Epifania tutte le feste porta via.
Nel mezzo ci sono la Vigilia, Natale, Santo Stefano il 26 dicembre, San Silvestro e Capodanno e, a seconda della regione, Santa Lucia il 13 dicembre o San Nicolò il 6 dicembre. Per il galateo basta l’altro proverbio: Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi.
I mercatini di Natale
La tradizione dei mercatini è più forte sulle Alpi. In Alto Adige e in Trentino, dove si parlano tedesco e italiano, i mercatini seguono il modello del Christkindlmarkt: casette di legno nella piazza principale, decorazioni intagliate, lana, speck e formaggi di montagna, e vin brulè da bere in piedi al freddo. Bolzano, Merano, Bressanone e Trento sono i classici, e paesi più piccoli come Brunico e Levico Terme valgono il viaggio in treno.
Più a sud la tradizione cambia forma. A Napoli, via San Gregorio Armeno più che un mercatino è una strada di botteghe che fanno a mano le statuine del presepe, aperte quasi tutto l’anno e al massimo a dicembre. Sulle colline di Pesaro, il borgo di Candelara spegne le luci elettriche due volte a sera e resta illuminato solo dalle candele.
La nostra selezione dei mercatini di Natale in Italia raccoglie quelli per cui vale la pena organizzare un viaggio, con le date di questa stagione.
Prima il presepe, poi l’albero
Il presepe è il cuore del Natale italiano, più antico e più amato dell’albero. La tradizione lo fa risalire a Francesco d’Assisi, che la notte di Natale del 1223 allestì un presepe vivente in una grotta di Greccio, sui monti del Lazio. Greccio lo rievoca ancora, e oggi i presepi viventi animano tanti paesi del Sud, il più famoso tra i Sassi di Matera.
In casa il presepe cresce lungo tutto dicembre. La capanna si monta l’8 dicembre, le statuine arrivano un po’ alla volta e il Bambino si mette nella mangiatoia solo a mezzanotte della Vigilia. I Magi attraversano piano la credenza e arrivano alla capanna il 6 gennaio. A Napoli il presepe è diventato un’arte nel Settecento, con interi villaggi di fornai, pescivendoli e osti attorno alla Sacra Famiglia, e molte famiglie aggiungono ancora una statuina nuova ogni anno.
La Vigilia di magro
La cena della Vigilia è tradizionalmente di magro, senza carne, e in gran parte d’Italia vuol dire pesce. A Roma e a Napoli in tavola possono esserci baccalà fritto, spaghetti alle vongole e, a Napoli, il capitone. In Veneto c’è il baccalà mantecato sulla polenta abbrustolita; in Sicilia la pasta con le sarde e l’insalata di arance. Al Nord, dove il pesce conta meno, la cena resta leggera in altri modi: a Mantova si mangiano i tortelli di zucca.
Gli italoamericani la chiamano Feast of the Seven Fishes, la festa dei sette pesci. In Italia quel nome non si usa e non c’è un numero fisso di portate: è semplicemente la cena della Vigilia, e il conto dipende dalla famiglia e dalla regione. Molti vanno poi alla messa di mezzanotte, e in qualche casa i regali si aprono al rientro.
Il pranzo di Natale
Il giorno di Natale appartiene al pranzo, e il pranzo dura. Al Nord si comincia con la pasta in brodo: tortellini a Bologna, cappelletti in Romagna e nelle Marche, agnolotti in Piemonte, tutti nel brodo di cappone. Poi può arrivare il bollito misto con le sue salse, oppure un arrosto. Molte famiglie organizzano il pranzo attorno alla benedizione Urbi et Orbi del Papa, trasmessa da San Pietro a mezzogiorno.
Il dolce è una questione di fedeltà. Il panettone di Milano, alto e pieno di canditi e uvetta, contro il pandoro di Verona, a stella e coperto di zucchero a velo. Nella maggior parte delle case ci sono tutti e due, con una bottiglia di spumante da far girare.
Santo Stefano e i giochi a tavola
Il 26 dicembre, Santo Stefano, è festa in tutta Italia: si va a trovare i parenti e si finisce quello che è avanzato dal giorno prima. Le feste sono anche la stagione della tombola. A Napoli ogni numero ha un significato secondo la smorfia, il vecchio libro dei sogni napoletano, e chi estrae chiama i numeri con i loro soprannomi invece che con le cifre, che è metà del divertimento.
Chi porta i regali
Oggi a portare i regali alla maggior parte dei bambini italiani è Babbo Natale, la notte del 24, ma è arrivato tardi e divide il lavoro con altri. Nelle famiglie più tradizionali era Gesù Bambino. A Bergamo, Brescia, Verona, Cremona e Lodi è Santa Lucia, la notte del 12 dicembre, in groppa al suo asinello. A Trieste e in Alto Adige è San Nicolò, il 6 dicembre, e in Alto Adige arriva con i Krampus, figure cornute con maschere di pelliccia che inseguono la folla per le strade.
E la notte del 5 gennaio arriva la Befana.
La Befana e l’Epifania
La Befana è una vecchia a cavallo di una scopa che la notte prima dell’Epifania riempie le calze dei bambini: dolci per i buoni, carbone per i cattivi, anche se di solito il carbone è di zucchero. Il nome viene da epifania, consumato dai secoli, e la leggenda più raccontata dice che rifiutò l’invito dei Magi a seguirli a Betlemme, poi partì troppo tardi e da allora li cerca, lasciando doni in ogni casa.
Roma la festeggia con la fiera di piazza Navona. Urbania, nelle Marche, le dedica una festa nazionale. A Venezia i vogatori veterani della Bucintoro si travestono da Befane e gareggiano sul Canal Grande fino a Rialto, dove dal ponte pende una calza gigante.
Gli zampognari
Nei giorni prima di Natale, a Roma, a Napoli e nei paesi del Sud, può capitare di sentire le zampogne per strada. Gli zampognari sono pastori e musicisti dei monti dell’Abruzzo, del Molise e del Lazio, con il gilet di pelle di pecora e le ciocie, che suonano la zampogna e la ciaramella. Suonano davanti alle chiese e alle edicole sacre, spesso Tu scendi dalle stelle, il canto che sant’Alfonso Maria de’ Liguori scrisse nel 1754 e che ogni italiano sa ancora cantare.
Capodanno e le lenticchie
Capodanno è per gli amici, i fuochi d’artificio e una cena tardi, il cenone. A mezzanotte si mangiano le lenticchie, piccole monete che promettono soldi per l’anno nuovo, di solito con il cotechino o lo zampone di Modena. La biancheria rossa porta fortuna, e lo spumante torna in tavola. A Napoli i botti vanno avanti a lungo dopo mezzanotte, e l’antica usanza di buttare dalla finestra le cose rotte sopravvive soprattutto nei racconti.
I dolci di Natale, regione per regione
Ogni regione ha i suoi dolci di Natale, e molti si fanno una volta l’anno. Siena ha il panforte e i ricciarelli. Napoli ha gli struffoli, palline di pasta fritta nel miele ammucchiate a ghirlanda, insieme a roccocò e mostaccioli. In Puglia si fanno le cartellate, rose di pasta fritta bagnate nel vincotto. La Sicilia ha il buccellato, un anello di frolla ripieno di fichi e frutta secca. Genova ha il pandolce, il Trentino lo zelten, e Cremona e Benevento si contendono il torrone. Chiedete in qualunque forno, a dicembre, cosa fanno solo a Natale: quasi sempre tornerete a casa con qualcosa che non avevate mai visto.
Viaggiare in Italia durante le feste
Alcune date condizionano ogni viaggio. L’8 dicembre, il 25 e il 26 dicembre, il 1° gennaio e il 6 gennaio sono festivi, e il 25 dicembre chiudono quasi tutti i musei, i negozi e i mercatini. Il 24 dicembre i negozi chiudono presto e molti ristoranti, se aprono, servono solo un menù della Vigilia. Gli italiani viaggiano per il ponte dell’Immacolata e di nuovo tra Natale e l’Epifania, quindi conviene prenotare presto treni e alberghi in montagna per entrambi i periodi.
La ricompensa è un paese illuminato per un mese, con il meglio nei posti dove vanno gli italiani stessi: i mercatini delle Alpi, le botteghe dei presepi di Napoli, un borgo a lume di candela nelle Marche e, alla fine, una vecchia su una scopa.








